Commento filosofico al megaconcerto di Vasco Rossi

Luglio 2017

Questo articolo è dedicato alla VITA, al significato assunto da tale essenza dall’antichità ai nostri tempi. L’ultima versione dell’idea di vita ci viene offerta da Vasco Rossi, il cantautore che l’ha riaffermata servendosi d’un mezzo semplice e diretto, la canzone rock.
Un’occhiata inevitabilmente sommaria all’idea di vita da Platone ai nostri giorni. Platone ha posto la parola “eterna” accanto alla vita, immaginando un luogo chiamato “empireo” come sede di un’esistenza felice ed assoluta. I Romani guardarono con scetticismo a dottrine come questa e si concentrarono sulla realtà terrena, cercando di plasmarla a modo loro attraverso la politica, il diritto e la forza. Il cristianesimo invece considerò reale la vita ultraterrena, ed impose per molti secoli come dogma tale concezione. Solo alcuni umanisti del XV secolo furono capaci di contrapporsi al dogma cristiano della vita eterna, sia pure con molte esitazioni e perplessità. Per capire il difficile passaggio basta leggere la celebre canzone di Lorenzo il Magnifico “Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia, del doman non v’è certezza, chi vuol esser lieto sia”. Per Lorenzo è dunque la giovinezza non l’eternità la vera risorsa dell’esistenza umana, ma essa ahimè se ne va troppo velocemente. Con l’umanesimo veniva tuttavia affermata un’alternativa radicale alla vita eterna. Il XIX sec. è stato un vero crogiolo di interpretazioni dell’idea di vita. All’inizio del secolo ecco il punto di vista di Leopardi e Schopenhauer. Leopardi pensava che la vita è un grande inganno perchè le promesse della giovinezza vengono tradite dalla fase successiva. Schopenhauer che la vita umana sia tormentata da un demone, da lui chiamato “volontà”, che assilla l’uomo dalla nascita alla tomba e lo rende sempre inquieto ed infelice. Ma verso la metà del secolo una nuova interpretazione della vita. Darwin dice: è un fenomeno biologico che si sviluppa da forme elementari fino all’uomo, tutto evolve, non vi è nulla di definitivo, non è accettabile alcuna trascendenza rispetto a ciò che vediamo con i nostri sensi. La seconda parte del XIX secolo è piena di concezioni originali della vita. Henri Bergson la vede come èlan vital, Nietzsche come volontà di potenza, aspirazione al dominio. Marinetti all’inizio del ‘900 come bisogno di futuro, velocità, giovinezza esperienza dinamica.
Nella seconda parte del XX secolo si configura un fenomeno molto importante, il miglioramento progressivo e continuo delle condizioni di vita a molti livelli, economico, scientifico, tecnologico, sociale, sessuale, dei rapporti tra i generi, dell’emancipazione femminile, il tutto compreso nel concetto fondamentale di “sviluppo”. Tale miglioramento modifica profondamente le idee sulla vita, esaltandone gli aspetti terreni e oscurandone quelli trascendenti. Alla fine del secolo la convinzione che la vita terrena sia quella essenziale appare dominante in tutte le società occidentali.
E’ in questo clima culturale che Vasco Rossi enuncia le sue tesi, le propone non in un saggio o in un trattato ma in un Canzoniere rock atto a dare alle idee espresse una diffusione e un gradimento di vasta portata. La musica è ovviamente essenziale a questa strategia. Nel megaconcerto di Modena Vasco le ha riproposte in modo che se ne può ricavare un quadro gradevole, attrattivo, facilmente leggibile.
Cinque sono, a mio avviso, gli enunciati di Vasco sulla vita. Cerco di dare di ciascuno una sintesi concettuale:
La vita non ha alcun senso oggettivo, ma può darsi un senso, cioè una direzione ed è questo che la rende interessante e sempre nuova. E’ dunque importantissimo per l’individuo proporre a sé stesso una meta, un progetto, che tenga la vita in alta tensione.
Non esistono assoluti di alcun genere, nessuna entità può considerarsi totalmente autoreferenziale, cioè libera da limiti, condizionamenti, contrapposizioni. Anche l’amore ricade in questo clima, tutti gli amori sono relativi ed immersi nelle più varie difficoltà esistenziali. Ma accettare tale stato di cose non significa rinunciare all’amore e non limita affatto i sentimenti né l’intensità dei desideri.
La vita non può essere esperita senza che il vivente accetti di agire, cerchi cioè di modificare il mondo attraverso sforzi e tentativi consoni alla propria natura. La vita contemplativa non porta a nulla di buono, è solo un’illusione, un miraggio paralizzante.
Per vivere occorre aprirsi al piacere, ad una sensualità ricca, ad una creatività intensa. Sono questi gli elementi indispensabili ad ogni esistenza reale. Una sessualità piena dà gioia alla vita e la riempie di entusiasmo.
Per vivere bisogna avere la capacità di risollevarsi dopo ogni sconfitta, o difficoltà non superata, o amore non corrisposto. Se non si ha tale capacità è difficile avere un’esistenza soddisfacente. “Sono ancora qui”, dice Vasco, dopo la malattia che ha sofferto. E’ una frase che la dice lunga sulla sua volontà di ripresa e di continuazione coraggiosa dell’esperienza.
Sono principi facilmente comprensibili e adatti al nostro tempo nel quale nulla viene considerato eterno e definitivo, tutto è al contrario provvisorio e superabile. Non è difficile intendere perché a Modena migliaia di persone abbiano condiviso più o meno consapevolmente queste idee, manifestando entusiasmo per il loro insieme, oltre che, naturalmente per la musica. Offrono infatti la chiave psicologica ed etica per dare slancio e significato alla propria vita in un mondo nel quale la disperazione è inammissibile ed è ragionevole invece partecipare in pieno allo scorrere della realtà e dare un contributo al miglioramento del tutto.
Luglio 2017