LA CADUTA DI RACCA. Significato culturale dell’avvenimento. Relativismo e fondamentalismo. Racca rivela la crisi delle religioni di salvazione?

Nell’ottobre 2017 i Curdi aiutati dagli Americani conquistano Racca, città siriana  capitale del califfato di Al Baghdadi. L’evento ha un importante significato politico-militare perché elimina il califfato come entità territoriale, ma anche rilevanti implicazioni culturali.

Su questo tema vorrei intrattenermi perché le derive culturali dell’evento sono spesso sacrificate alla cronaca dei fatti militari o trascurate da coloro che dovrebbero occuparsene da un punto di vista filosofico ed etico. Esse nascono  dall’antinomia relativismo/fondamentalismo, corrente nel mondo attuale specie da  quando il fondamentalismo è diventato aggressivo e distruttivo.

Relativismo: è la dottrina per cui si riconosce che gli assoluti non esistono né a livello cognitivo né della vita pratica. Per cui tutto ciò che esiste subisce inevitabilmente dei limiti, delle condizioni, delle opposizioni e nessuno può ritenersi totalmente autoreferenziale, cioè trovare soltanto in se stesso la propria legittimazione. Verso la fine del XX secolo, con la caduta delle ideologie, il relativismo diviene prevalente su altre forme di pensiero sia nel campo conoscitivo sia in quello esistenziale. La sua filosofia di fondo è la vita, il miglioramento e arricchimento di quest’ultima. La vita viene considerata il bene supremo, il valore che precede tutti gli altri.

Fondamentalismo: è la dottrina che fa appello ai “fondamenti” religiosi originari e vuole applicarli alla realtà attuale, rimettendo ad essi l’etica e il diritto, vedendo nella religione la guida inevitabile dei comportamenti umani. Il fondamentalismo avversa il relativismo, e nella nostra epoca è fatto proprio dall’Islam che si contrappone all’Occidente proprio sulla base di questa dottrina, trasferendo lo scontro fino al campo bellico.

La presa della città riflette questa contrapposizione perché tale evento è una vittoria del relativismo sul fondamentalismo. Nell’antinomia storica tra le due dottrine, l’episodio della caduta di Racca è infatti la dimostrazione concreta del fatto seguente: il relativismo occidentale sta vincendo la propria battaglia contro il fondamentalismo.

Concetto di cultura: la cultura è l’insieme delle soluzioni date dall’uomo ai problemi dell’esistenza, il lento e faticoso cammino percorso dalla specie per “vivere meglio” attraverso esperienze che permettono di far fronte ai bisogni che la assillano. La problematica dei bisogni è fondamentale nei processi culturali perché i bisogni inducono gli uomini a cercare una via per soddisfarli. Il fondamentalismo è la negazione del concetto di cultura dato che ignora tutto lo sforzo culturale dell’uomo, che sacrifica alla religione originaria. Riposa su concetti che hanno come referente ultimo la morte, non la vita, il sacrificio dell’individuo ad una divinità che si dà come certa. Ritiene che a quest’ultima debbano essere offerti sacrifici per placarne l’inquietudine. Che sia perciò necessario sacrificarsi alla divinità fino al martirio. Quest’ultima nozione è alla base dell’etica fondamentalista: sacrificarsi per avere una ricompensa postuma nell’aldilà. E’ un concetto antipodico rispetto alla cultura occidentale, che mira con tutte le forze al miglioramento e all’arricchimento della vita  e vede nella morte la fine dello sforzo umano per vivere meglio.

Racca ha confermato dopo tanti episodi di distruzione che la dottrina fondamentalista non appartiene alla cultura ma alla non-cultura. Ovviamente il confronto tra le due concezioni è tuttora aperto, ma si dà ingresso alla convinzione che la strada percorribile non è il fondamentalismo ma il relativismo, che si fonda su passi graduali verso il miglioramento della vita, emarginando gli assoluti.

Le religioni di salvazione sono quelle che promettono una vita ultraterrena ai fedeli che compiono determinati atti, quasi sempre corrispondenti a sacrifici o rinunce o attività da compiersi nella vita terrena. La natura di questi sacrifici o attività può essere varia, l’uccisione dei membri di un’altra religione si pone come una di queste. Altre possono essere di natura umanitaria (fare del bene al prossimo) altre ancora non compiere atti proibiti da un decalogo o da un libro sacro. Il premio promesso può chiamarsi in varie maniere, ma si tratta sempre d’essere ammessi a un luogo metafisico dove l’individuo può trovare una felicità eterna e inattaccabile.

Avanzo un’ipotesi: la catastrofe di Racca non potrebbe determinare la crisi di tutte le religioni di salvazione? L’inizio d’una fine più o meno vicina? Lo smascheramento del fatto che non esiste un sito ultraterreno dove il premio può essere riscosso o la punizione eseguita? La caduta di Racca potrebbe tradursi nella smentita d’una gigantesca metafora? La domanda non è così temeraria come potrebbe apparire. Si tratta in fondo di smascherare menzogne di cui la sfortunata città ha pagato l’altissimo prezzo. E’ forse solo l’inizio d’un processo che durerà a lungo, ma arriverà alla riflessione seguente: la promessa d’un mondo ultraterreno dove ciascuno dovrebbe approdare dopo la morte è un’illusione che favorisce in molti modi quelli che la affermano dando loro ricchezze e potere su una moltitudine di persone, senza che mai nessuno abbia dimostrato che quel regno ultraterreno esista davvero.

30 ottobre 2017.

Gian Paolo Prandstraller