AMORE E INTIMITA’ AL TEMPO DEI QUANTI

AMORE E INTIMITA’ AL TEMPO DEI QUANTI

di Gian Paolo Prandstraller

In questo articolo mi occuperò di un tema molto importante, l’amore nelle forme concrete assunte nelle culture occidentali. Affronterò il rischio dell’impresa sintetizzando alcuni momenti di tale espressione della vita, cercando di cogliere anche sotto le apparenze la sostanza del fenomeno.

Cominciamo dal VII secolo a.C.  E’ l’epoca che succede a  quella eroica celebrata da Omero nell’Iliade e nell’Odissea. In Grecia e nelle isole dell’Egeo appaiono i cosiddetti tiranni. Nel tormentato periodo ecco fiorire i lirici greci, personaggi che antepongono le esperienze intime all’epos o ai sogni di gloria. Alcuni nomi: Anacreonte, Alceo, Mimnermo, Senofane, Pindaro, Saffo. Tipica  interprete dell’amore nell’antichità è appunto Saffo, poetessa aristocratica, amica di Alceo, che in gioventù aveva fatto l’educatrice di fanciulle, insegnando loro cos’è l’amore in vista del matrimonio o del rapporto fisico con l’uno o l’altro sesso. Quale il pensiero di Saffo sull’essenza e la dinamica dell’amore? La “seduzione”, il fatto di approcciare una persona umanamente e sessualmente interessante, di conquistarla, di possederla, di godere con lei i piaceri dell’unione, vivendo tuttavia anche le incomprensioni e le amarezze conseguenti. Dopo Saffo la seduzione si presenta come una costante dell’amore antico. La ritroveremo in epoche successive, anche perché la cultura greca contagia con le sue idee quella romana,  ne pervade i costumi, offrendo largo spazio a questa forma d’investimento esistenziale. Ciò è evidente nell’età di Cesare e di Ottaviano Augusto (I secolo a.C.), quando appaiono alcuni poeti che valorizzano estesamente  la prassi intersoggettiva della seduzione. Anzitutto Catullo tipico poeta erotico. Dopo la battaglia di  Azio (31 a.C.), nella quale veniva sconfitto Antonio e iniziava un periodo di pace per cui era lecito dire nunc est bibendum, ecco una corrente poetica di carattere elegiaco, piena di riferimenti alla vita di campagna, alla pace, alla frequentazione degli amici, alla dedizione a questa o quella dama o cortigiana che ha conquistato  il cuore del poeta. Catullo muore giovane. Di lui si ricorda l’amore per la famosa Lesbia, ma anche la lascivia inguaribile dei suoi versi e il distacco dal potere. I poeti che seguono sono: Properzio, Tibullo, Ovidio, Virgilio,  tutte personalità più che notevoli. Sesto Properzio,  autore di quattro libri di elegie, ebbe successo come poeta, fu amico di Mecenate, coltivò un’esperienza sessuale con la schiava Licinna, e un’autentica passione per Cinzia, padrona di Licinna. Albio Tibullo  è noto per elegie i cui temi principali l’amore per Delia e Marato, e il rifiuto della guerra e della violenza. C’è poi Ovidio, autore dell’Ars amatoria, morto in esilio a Tomis, l’odierna Costanza sul mar Nero, implicato forse in uno scandalo amoroso con un membro della famiglia imperiale. L’opera di Ovidio è un vero manuale sulla seduzione, una specie di trattato su come si vive concretamente l’amore tra due o più individui. Tra i poeti del tempo s’impone per statura intellettuale Publio Virgilio Marone al quale Augusto chiede di comporre un poema, l’Eneide, destinato a magnificare le origini di Roma. Non a caso nel poema troviamo un episodio famoso di seduzione. Enea proveniente da Troia conquista Didone regina di Cartagine,  poi la abbandona perché Giove gli ordina di passare  in Italia a fondare Roma. Ciò provoca la disperazione di Didone. Il paradigma tipico della seduzione si ripete dunque più o meno uguale in varie occasioni  nel modo rivelato da Saffo che resta l’interprete primigenia di tale forma di legame.

Notiamo lo stesso fenomeno apparire nel racconto medioevale su re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda. La saga di Artù contiene un clamoroso esempio  di seduzione, compiuto da Lancillotto sulla regina Ginevra, consorte di Artù. Lancillotto è un ragazzo  intraprendente che riesce ad introdursi nella cerchia dei fedelissimi di Artù e da tale sede privilegiata conquista sentimentalmente la regina. La seduzione di Lancillotto su Ginevra porta alla rovina del regno di Camelot ed è episodio che colpisce la fantasia perché investe una personalità di alto rango che soggiace con apparente facilità alle attenzioni amorose del giovane guerriero.

Vari secoli dopo appare nella società feudale il cosiddetto “amor cortese”. Siamo più o meno all’epoca della prima crociata (1096 d.C.). Ma l’amor cortese è solo un fatto letterario, consiste nel corteggiamento simbolico che un signore feudale rivolge a una dama che con lui non ha in realtà nessun rapporto intimo. Perciò l’amor cortese non è una forma tipica di amore, ma una finzione, irrilevante sul piano dei rapporti reali.

Mi soffermerò invece su un personaggio che nel secolo XIV dice parole davvero nuove sull’amore. E’ Francesco Petrarca, uno dei capostipiti della letteratura italiana. Petrarca, nato ad Arezzo nel 1304, passò la parte finale della sua vita ad Arquà,  ospite dei Carraresi, signori di Padova, che gli avevano dato ospitalità. Anticipatore dell’Umanesimo fu tutt’altro che un ingenuo, anzi esperto dei costumi del tempo e della vita di corte. Pensava di guadagnarsi la gloria attraverso l’Affrica, un poema in latino; invece la conquistò col Canzoniere, una raccolta di poesie d’amore. Petrarca trascende decisamente il paradigma dell’amore-seduzione fino ad allora imperante. Concepisce l’evento amoroso come una vicenda complessa non solo a causa della tensione sentimentale e psicologica che lo caratterizza ma anche delle pene che nell’amore sopravvengono; prodotte dall’indifferenza della dama, dallo spegnimento dell’ardore, dalla delusione, dalla lontananza  e da altre situazioni che si danno  in quel clima particolare.

La svolta che Petrarca imprime alla teoria e alla pratica dell’amore è molto importante. Il protoumanista supera l’idea di seduzione come la concepivano gli antichi,  proponendo una fenomenologia spirituale, problematica, fluida ed incerta in cui la donna certamente ha una parte centrale e non è affatto soggetto passivo e l’amante un essere pieno di dubbi, cedimenti e perplessità. Laura è la sua icona salvifica ma il poeta vede chiaramente  la realtà difficile e tormentosa dell’amore.  Non è un caso se oltre alla vita di questo personaggio (morì nel 1374) abbiamo il petrarchismo che perdura per molto tempo dopo di lui. Ne sono contagiate, nel secolo XVI, alcune personalità femminili come Vittoria Colonna, Veronica Franco, Veronica Gambara, Tullia d’Aragona, Gaspara Stampa, cortigiana e poetessa padovana innamorata del conte di Collalto, il quale ad un certo momento si stacca da lei, verosimilmente a causa dell’evidente differenza di status sociale. Il petrarchismo introduce nella tematica dell’amore oltre all’esaltazione della dolcezza, molti aspetti malinconici, un forte senso di perdita e di sconforto, una visione pessimistica dei legami intersoggettivi che persiste fino a Torquato Tasso, il poeta che nella elaborazione fantastica non esita a coniugare l’amore alla morte, come traspare dall’episodio di Tancredi e Clorinda narrato ne la Gerusalemme liberata. Clorinda amata da Tancredi viene uccisa dall’eroe in un duello nel quale la fanciulla soccombe. Tancredi ignora chi fosse la persona con cui stava duellando e così uccide, ahimè,  la donna amata.

Torniamo a Francesco Petrarca. Personalità complessa e avventurosa. Era andato in Provenza perché sperava di ottenere un canonicato o altro beneficio alla corte dei Papi esiliati ad Avignone dopo lo schiaffo di Anagni. Breve chiarimento: Filippo IV il Bello, re di Francia, aveva mandato un drappello di cavalieri capitanati da Sciarra Colonna a rapire papa Bonifacio VIII, ad Anagni appunto, dove il papa si trovava. Sciarra colpì col guanto di ferro Bonifacio il quale cadde a terra e alcuni  giorni dopo morì. Inizia così la cosiddetta servitù di Avignone, sostanziale sudditanza del papato al re di Francia. Petrarca già letterato famoso sperava che i  pontefici di Avignone gli conferissero un incarico  e soggiornò a lungo a Valchiusa in Provenza, in attesa di una occasione propizia.  A Valchiusa compone alcune delle liriche più belle, rivelatrici della sua nuova idea del sentimento amoroso. Si dice che trasferitosi ad Arquà  sia morto mentre leggeva Virgilio, poeta dell’amore antico che il protoumanista aveva da parte sua superato sostituendolo con il sentimento complesso che caratterizza le sue opere.

Torquato Tasso in qualche modo anticipa nel secolo XVII la fase romantica dell’amore,  quella assoluta che nascerà concretamente nel XIX secolo, fusione completa e incondizionata di due individui che si riconoscono l’uno nell’altro e mantengono questa condizione fino alla morte. Con l’amore romantico appare la fase più alta dell’amore in occidente, oggi non facilmente comprensibile. La letteratura sull’amore romantico è molto vasta, ma alcuni fondamenti classici di questa temperie sentimentale non possono essere dimenticati.  Anzitutto Wolfgang Goethe, particolarmente nei romanzi I dolori del giovane Werther e Le affinità elettive;  quest’ultimo è il racconto di due coppie che vanno incontro alla propria dissoluzione e finiscono tragicamente. Goethe è una delle personalità che hanno  fondato  il Romanticismo rivelando una particolare sensibilità per il tema amoroso e sulle sue forme talvolta sublimi. Accanto a lui non si può dimenticare la figura di  Novalis, pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg, letterato e poeta tedesco, che porta l’amore assoluto ad un livello addirittura mistico. E’ autore degli Inni alla Notte nei quali propone la metafora del fiore azzurro (non ti scordar di me) come simbolo di un amore totale e misticheggiante; e il romanzo Heinrich Ofterdingen  dove  viene descritta la passione fulminea che travolge due persone e le lega fino alla fine. In Italia abbiamo un interprete famoso dell’amore romantico, Ugo Foscolo col romanzo Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Questo testo risente dello sconforto provato dal Foscolo in seguito al trattato di Campoformido del 1797 con cui Napoleone cede all’Austria il Veneto e Venezia. Anche qui si ha la tragica fine del protagonista che riconosce il fallimento del proprio amore accanto alla rovina degli ideali politici. Il suicidio si rivela come tipica  conclusione dell’amore romantico giunto ad una fase estrema. E’ il poeta de I Sepolcri darne un esempio indimenticabile.

Arriviamo alla secondo parte del XIX secolo. Questa sorta  di amore viene messa da più parti in discussione e se ne contesta la concreta realizzabilità. Sentimento di altissimo livello è visto dalle generazioni successive con un certo scetticismo. Nel XX secolo due correnti ne negano addirittura la possibilità, almeno in termini astratti, l’Esistenzialismo (con filosofi-scrittori come Sartre, Heidegger e Camus) e il Relativismo.  Nel periodo tra le due guerre mondiali si diffonde il concetto di incomunicabilità tra individui e appare una vasta letteratura su questa tematica certo non favorevole all’amore romantico. Troviamo le idee fondamentali dell’Esistenzialismo nel regista Michelangelo Antonioni, i cui film dicono l’impossibilità dell’amore totale tra individui, anche se desiderato dai protagonisti.  Nella seconda metà del XX secolo, con la caduta delle ideologie, appare il Relativismo sostenuto da scienze come la meccanica quantistica, la termodinamica e la cosmologia che rendono evidente la non assolutezza della realtà universale derivata dal big-bang. E’ comprensibile che il Relativismo abbia tolto ogni carattere trascendente al sentimento amoroso e sottolineato la sua eccezionalità nella vita pratica . All’epoca scrissi un saggio, L’uomo senza certezze e le sue qualità (1991). Vi sostenevo che la certezza derivante dagli assoluti non poteva più esistere e che, di conseguenza, era inevitabile accettare e vivere nel relativo. Dalla fine del XX secolo non è stato più possibile prospettare una vita individuale e sociale fondata su certezze insostituibili. Le dottrine ricordate hanno causato indirettamente la fragilità di tutti i rapporti sentimentali e la facile crisi dei legami intersoggettivi esistenti. Due personalità del cinema testimoniano questo stato di cose, François Truffaut e Woody Allen. Truffaut racconta l’amore come una vicenda multiforme  ed incerta, con cadute, cedimenti, mescolanze con fattori materiali, tradimenti e perfino con il delitto. Woody Allen compie un’operazione più radicale perché comprende lucidamente il clima culturale sopravvenuto e le sue motivazioni profonde. Tra i molti film che ha prodotto, richiamo Match point dove vediamo l’amore contaminato dal delitto, mescolato ad astuzie ed inganni che nulla hanno a vedere col sentimento. E’ chiaro che in quel film di Woody Allen (e in vari altri) l’amore assoluto non c’è più,  o è limitato a rarissimi casi, e ciò rivela paradigmaticamente il sostanziale crollo del modello romantico.

In questa situazione appare e si consolida il secondo termine della diade accennata nel titolo di questo scritto, cioè l’intimità. L’intimità  è la situazione in cui le parti di un rapporto lasciano consapevolmente cadere le rispettive difese esistenziali,  accettano cioè di essere vulnerabili e non protette  a fronte della persona con cui hanno stabiliscono un legame affettivo. La caduta delle difese  è fenomeno importante nel rapporto intersoggettivo perché rivela che i protagonisti non sentono più il bisogno di ricorrere alla prudenza inevitabile normalmente nei rapporti esterni. Si tratta di  una visione riduttiva del rapporto amoroso? Forse sì, ma quando due individui raggiungono l’intimità, il conflitto, normale nella vita quotidiana cessa tra loro di esistere e s’instaura una comprensione disarmata, uno stato di tranquillità spirituale e di affetto consolidato  che sarebbe folle rifiutare  in un mondo incerto e difficile come quello in cui viviamo. L’affetto disarmato diventa per così dire più prezioso dell’amore romantico. Quest’ultimo nel nuovo clima diventa evento eccezionale e quando accade i protagonisti dovrebbero fare un salto di gioia per averlo trovato. E’ uno stato dell’animo di altissimo livello ma così difficilmente realizzabile che sarebbe temerario definirlo normale. L’intimità si presenta invece come una surroga importante della fusione totale tra due esseri, cioè all’amore romantico che non riusciamo più a vedere attorno a noi.

Vorrei concludere dicendo una cosa molto semplice: se nella nostra epoca, al tempo dei quanti, della cosmologia e dell’entropia universale, accade un incontro da cui può nascere un amore romantico, davanti a questo fatto eccezionale  sarebbe disumano non accettarne il rischio che gli è connaturato. Ci vuole però molto coraggio per accettarne lo sviluppo e il destino. Se invece approdiamo ad uno stato d’intimità con una persona pronta a condividerlo, è saggio non disprezzarlo perché ci può dare un modo di vivere fondato sulla coscienza del relativo in una società tumultuosa e difficile com’è la nostra.

Dicembre, 2017