LA GENESI DELLA VENERE BOTTICELLIANA PUO’ ESSERE EVOCATA COME ROMANZO?

Ecco la prima domanda. Gettai lo sguardo sulla Venere. Mi ricordai del tempo in cui sapere com’è fatto il corpo femminile era, per un ragazzo ignaro com’ero allora, di enorme importanza. Davanti alla Venere di Botticelli mi tornò alla mente quel remoto desiderio. Ora tale realtà l’avevo davanti agli occhi concretizzata in effige  dal pittore fiorentino. Mi domandai com’era arrivato a figurarla con una vivezza che la rendeva per così dire immortale.

Mi misi a pensare al modo in cui Botticelli era giunto a tanto risultato e iniziai un processo di reviviscenza di lui e delle persone che gli furono vicine. L’itinerario mentale percorso dal maestro diventò un rebus difficile ma che potevo risolvere. Dovevo cogliere con la mia sensibilità le pene che il pittore certamente sofferse per arrivare a simile approdo.

Ricordai che Botticelli aveva dipinto lo stendardo della giostra del 29 gennaio 1475 tenutasi a Firenze e vinta da Giuliano de Medici. Lo stendardo raffigurava Simonetta Vespucci, la senza pari, la bellissima che passeggiava per le vie di Firenze facendosi ammirare da uomini potenti, affascinati da lei. Era ragionevole pensare che per dipingere la Venere, Botticelli fosse riuscito successivamente a vederla senza veli  in qualche luogo precluso alla curiosità della gente. E che ne avesse cercato il modello nei tempi antichi in cui la nudità femminile era accettata come normale. Come aveva fatto il pittore a penetrare nella più segreta intimità di Simonetta?

Ancora una domanda. Non era nato per caso un amore tra il maestro e la modella? Gli storici di professione possono scoprire aspetti poco noti degli scenari che ricostruiscono, ma non gli amplessi, le lacrime, i sospiri, le promesse e quel fluido spirituale che chiamiamo dolcezza, scorrente talvolta tra due persone. Solo il romanzo può riuscire in questo, aiutato in alcuni casi dal ritratto. Di Simonetta il ritratto esisteva, anzi i ritratti, eseguiti dallo stesso Botticelli. Conclusi che proprio quell’ambito oscuro poteva essere scoperto con i modi espressivi del romanzo. Botticelli e Simonetta furono amanti? Lo furono, ed è per questo che la Venere assunse la lievità meravigliosa che ancora oggi rivela.  Nel dipinto appare indifesa, quasi stupita di essere al mondo. E nella tela non c’è solo il corpo di Simonetta, ma anche il cielo e il mare, il sole che fa luccicare le onde, il fremito d’una sessualità liberata.  Tutto questo  apparteneva all’icona  ideale di Simonetta, espressa dal pittore sotto la suggestione, forse, di Prassitele (La Venere di Cnido) simile nella posa e nel gesto all’effige scelta dal fiorentino. Capii che in una specie di estasi il maestro era riuscito a fare la cosa che nessun artista prima di lui aveva fatto, il nudo femminile integrale che chiedeva amore più che offrirne, che nulla aveva di lascivo e rivelava un’ingenuità divina.

Cosa aveva aiutato Botticelli nella straordinaria impresa?  La protezione dei Medici, due personalità diverse  come furono Giuliano e Lorenzo. I fratelli erano giunti al potere attorno agli anni ’70 del XV secolo. Non solo protettori di Firenze ma ideatori d’una politica che aiutava tutte le abilità artistiche, allo scopo di rendere gioiosa e unica la città. Basata sulla volontà di mostrare che Firenze  era la città migliore. I Medici offrivano ai creativi aiuto e protezione.  Il che significava che esperienze nuove potevano essere tentate al riparo da forze ostili e dalla chiesa. Immaginiamo cosa poteva essere  la corte medicea in quell’epoca: ricevimenti, recite, balli, tornei, cibi e vini offerti con generosità, sollazzi e giochi che riempivano la vita quotidiana della città. Botticelli fu un artista protetto che poteva usare l’ombrello del potere anche se si avventurava in opere per l’epoca inammissibili.

In secondo luogo: appariva chiara l’amicizia di lui con un grande umanista, Angelo Poliziano, attivo alla corte dei Medici come ispiratore della loro politica. Angelo Poliziano autore delle Stanze in onore di Giuliano, era incline ad una vita pienamente vissuta, al canto, alla danza, all’amore pagano, al godimento della natura. Botticelli ebbe molti contatti con lui e non è difficile  indovinare quali discorsi siano avvenuti tra i due, quale filosofia fosse sottesa ai colloqui. Era il neoplatonismo, dottrina che immaginava l’esistenza d’una realtà superiore, extraterrena, dove la bellezza, la spiritualità, il genio erano dominanti.

La Venere apriva la strada a un nuovo genere di rappresentazione visiva. Al pittore fiorentino dobbiamo non solo l’avvento dell’arte profana, ma  il formarsi d’un universo muliebre  che doveva essere rivissuto dai maggiori artisti del XVI secolo e successivi. Basti ricordare i nomi di Giorgione, Tiziano Vecellio, Michelangelo, Luca Signorelli, Velasquez, Rubens, Ingres, Goya, Courbet, Modigliani e altri grandi autori attivi anche nel XX secolo. La via del nudo fu  scoperta dal maestro Botticelli con un coraggio sostenuto da una donna  vera, Simonetta Vespucci, la cui effige senza veli fu l’antenata di una serie di icone femminili che oggi vediamo in piena libertà.

Chi fu in realtà Simonetta, quale la sua essenza?  Quest’indagine mi parve necessaria per capire la genesi dell’opera che la presentava al mondo. Constatai che mentre il dipinto si formava – accanto all’altro capolavoro di Botticelli La Primavera, dove le forme di lei erano ripetute quasi ossessivamente –  era accaduto un fatto storico. Nel 1478 la congiura dei Pazzi aveva mutato profondamente il clima culturale di Firenze. Simonetta era morta improvvisamente nel 1476. Aveva solo ventitre anni. Chi era stata in realtà? Riflettei a lungo sulla personalità di questa protagonista del Rinascimento, evocata da scrittori e poeti, trascurando però la sua vera natura. Cercai di coglierne lo spirito ricostruendone le origini sociali e culturali che facevano di lei una personalità molto più matura e consapevole di quanto appaia dalle opere letterarie a lei dedicate, unica per  la sua indipendenza, per la capacità di affrontare situazioni, per la sensibilità nel mondo dell’amore, per il senso del nuovo, nel tempo in cui visse.

Si muoveva tra i potenti come nessun’altra dama sapeva fare.

L’ideazione del romanzo era ormai completa. Lo centrai sulla genesi dell’opera botticelliana, dandogli il titolo

VENERE NELLA CONCHIAGLIA. L’INVISIBILE AMORE DEL MAESTRO BOTTICELLI

che uscirà tra breve per le ed. CLEUP di Padova. Chi vorrà leggerla si farà un’idea della rivoluzione che Botticelli ha impresso al pensiero artistico del ‘400 italiano e al costume del tempo. I riflessi della Venere botticelliana sulla concezione della vita di quel secolo furono enormi e si estesero a tutta la cultura europea.

Gian Paolo Prandstraller

Gennaio 2018.