ZYGMUNT BAUMAN E IL PROBLEMA DELL’INCERTEZZA NELLE SOCIETA’ ATTUALI

L’umanità è vissuta in ogni tempo nell’incertezza ma questa non è stata percepita sempre come grave disagio esistenziale.  Prima dell’avvento della società “postindustriale” nessuno parlava di questa nozione,  tutti volevano vivere nella certezza cioè nello stato opposto all’incertezza. La stabilità interiore nasceva dal credere che la vita possa o debba basarsi su verità non discutibili alle quali gli uomini si aggrappano ricavandone un senso di tranquillità psichica e intellettuale. Le idee fondamentali rispetto alle quali questo procedimento si verificava, erano di tre tipi: quelle derivate dalla religione, quelle fondate sulle ideologie, quelle che fanno capo alla scienza.

La religione nel periodo indicato (che è in sostanza l’ultima fase del periodo “industriale”) è stata abbandonata da molti perché i suoi dogmi sono stati smentiti dalla scienza. Le conquiste scientifiche e tecnologiche hanno distrutto a poco a poco le grandi verità religiose. Galileo Galilei nel secolo XVII scriveva: “Io stimo più il trovar un vero, benchè di cosa leggiera, che ‘l disputar lungamente delle massime questioni senza conseguir verità nessuna”. La fondatezza di questa proposizione è apparsa nei secoli successivi sempre più evidente, e la religione come fondamento dell’esistenza è gradualmente  tramontata. Perciò coloro che credevano in una verità trascendente  si sono  trovati senza tale sostegno cadendo in preda all’incertezza.  Stranamente la filosofia è andata incontro ad un destino analogo. Da circa 3000 anni i filosofi hanno cercato di conoscere la vera essenza della realtà ricorrendo a concetti come “Assoluto”,  “Spirito” , “Noumeno” ,  “Volontà”, “Idea”,  “Tutto”, “Tao”, ecc. . Con la caduta delle ideologie, che erano espressione diretta della filosofia, siffatta base epistemica è crollata, e con essa la rassicurazione psicologica che conferiva agli individui.

Consideriamo ora la scienza. Questo modo di conoscere ha fatto aggio sulle cosiddette “leggi naturali”, i paradigmi entro i quali i fenomeni devono inevitabilmente ricadere e riprodursi in ogni spazio e tempo. Il caso classico di legge naturale è, come è noto, la gravitazione universale, scoperta da Isaac Newton verso la fine del XVII secolo. La nozione di legge naturale ha fatto pensare che la scienza fosse in grado di affermare la possibilità della certezza rispetto a tutta la realtà anche perché garantiva la prevedibilità dei fenomeni ancora non accaduti. Ma nella seconda parte del XX secolo è stato dimostrato che non sempre è così, che le leggi naturali non sono assolute ma probabilistiche e in certi casi non applicabili. Scienze come la meccanica quantistica, la termodinamica e la cosmologia hanno evidenziato tale stato di cose ed eliminato quindi uno dei sostegni più importanti della certezza intellettiva e psicologica.

Il problema che si presenta all’uomo attuale è dunque: come vivere in un quadro esistenziale  sostanzialmente privo di certezze? Questo è uno dei  grandi interrogativi che si presentano nel XXI secolo, ovviamente mescolato a  cause d’incertezza puramente fortuite. Ed è il punto su cui si sofferma particolarmente Bauman.

Nel piccolo libro L’ultima lezione (Laterza 2017) ,  il compianto sociologo    sembra pervenire al concetto seguente: l’intero universo è sottoposto ad accidenti, congiunture, casualità imprevedibili, eventi fortuiti e simili.  Perciò affidarsi alla certezza non è possibile. Bisogna invece accettare l’incertezza come regola generale della condizione umana, e vivere di conseguenza in uno stato di perenne instabilità. Quest’ultima è ineliminabile e genera angoscia nell’uomo d’oggi.

Sono indotto a ricordare che io affrontai la problematica trattata da Bauman nel saggio L’uomo senza certezze e le sue qualità, pubblicato da Laterza nel lontano 1991. A differenza di Bauman davo alla nozione d’incertezza un fondamento epistemologico, cioè la crisi delle forme di conoscenza possibili; e consideravo da questo punto di vista lo stato di crisi proprio della nostra epoca come una delle caratteristiche sostanziali di questa. Concludevo però sostenendo che  tale stato di cose non  era del tutto negativo, perché determinava l’apparizione d’un uomo avente qualità intellettive, psicologiche ed etiche atte a fronteggiare la nuova situazione. Questa è ancora la mia opinione, trent’anni dopo la pubblicazione di quel saggio. Per capire a fondo la posizione di Bauman sul tema è necessario leggere con attenzione il saggio La fine del mondo contenuto nel libro sopra citato. L’autore sostiene che l’incertezza oggi dominante ha tre cause: le minacce provenienti dalla natura non ancora addomesticata; i pericoli provenienti dall’uomo che può usare armi disumane e colpire irreparabilmente i suoi simili; i calcoli errati, l’ignoranza, gli intralci che l’uomo stesso genera. Cause dunque non direttamente legate al fattore conoscenza ma alle accidentalità e stranezze del mondo. Perciò, conclude Bauman, “duecento anni dopo l’Illuminismo  molteplici menti brillanti concordano nel dire che il grande progetto dell’Illuminismo non ha funzionato”.

Non posso associarmi a questa conclusione. A mio parere essa non considera nel dovuto modo ciò che è accaduto nella seconda parte del XX secolo in un settore decisivo della cultura: la conoscenza scientifica unita alle tecnologie,  come elemento  chiave della produzione e della vita civile. Tale evento, che diversifica nettamente la prima metà di quel secolo dalla seconda, ha un’importanza tale da togliere valore a gran parte delle argomentazioni di Bauman sull’impossibilità di eliminare l’incertezza nell’uomo odierno. E’ infatti un fattore che allarga eccezionalmente le capacità di eliminare, almeno in parte, le cause di ansia o disperazione evocate da Bauman. Ed è elemento  che rafforza oltre ogni previsione la speranza  dell’Illuminismo di migliorare progressivamente il mondo. Lo si vede nei fatti: guarigione di molte malattie, prolungamento della vita, capacità di previsione di fenomeni naturali, scoperte come il DNA, le conquiste spaziali, la rapidità nei trasporti e nelle comunicazioni, il miglioramento dell’alimentazione, la possibilità di nutrire grandi masse di esseri umani prima non sufficientemente alimentati  ecc.. E’ vero che questo importante improvement della condizione umana non è esaustivo, nel senso che non riguarda tutta l’umanità ma solo una parte di essa, ma non si può ignorare che il salto rispetto alle condizioni anteriori è stato enorme e tutto fa presagire che potrà essere continuato nel XXI secolo. Perciò ritengo che la tesi di Bauman non sia accettabile. Al pessimismo di questo autore opporrei un moderato ottimismo, una speranza ragionevole,  un affidamento coraggioso al futuro. L’umanità è esposta ad un grado elevato d’incertezza, ma questa situazione può essere ridotta continuando lo sviluppo della conoscenza scientifica, già fiorita nella seconda parte del XX secolo oltre ogni previsione. E’ un elemento che migliora il destino dell’umanità anche se non ne garantisce certo il benessere stabile o addirittura la felicità. Ciò che abbiamo raggiunto non è poco, e dunque l’Illuminismo può essere ancora considerato, nonostante le inevitabili contraddizioni e difficoltà, come una via maestra percorribile dall’umanità.

Gian Paolo Prandstraller

Gennaio 2018.