L’AVVENTO DEL CAPITALISMO ARTISTICO. CONSEGUENZE SULLE PROFESSIONI INTELLETTUALI

E’ certamente vero che fino a poco tempo fa il consumo e il mercato erano i volani strategici del capitalismo, mentre altri fattori rimanevano secondari rispetto a quei valori. Gilles Lipovetsky e Jean Serroy nel libro L’estetizzazione del mondo. Vivere nell’era del capitalismo artistico (trad. it. Sellerio Ed. 2017)  si allontanano nettamente da tale interpretazione del capitalismo. Sostengono che tutti i “fenomeni artistici” (moda, design, mass media, pubblicità, cinema, produzione industriale avanzata, per esempio automobilistica, architettura, turismo, divertimenti, gastronomia) stanno creando un “capitalismo artistico” la cui caratteristica di fondo è di generare filiere produttive nelle quali è essenziale il fattore artistico. Ciò produce, secondo gli autori, una “estetizzazione del mondo” la cui conseguenza diretta è che le avanguardie artistiche sono ormai integrate nella produzione industriale, mentre si estingue la contrapposizione che ha segnato il XX secolo, arte contro industria, cultura contro merce, creazione artistica contro intrattenimento ecc. L’idea che oggi la creazione artistica è il fattore chiave della competitività economica è molto interessante. Il processo s’incorpora visibilmente  nel fatto che i marchi di moda, i negozi, i bar, i ristoranti, i centri commerciali, le attrezzature turistiche, le scenografie cinematografiche e teatrali, gli eventi musicali, i festival e così via rimandano continuamente al fattore artistico che viene considerato essenziale a ogni tipo di produzione e di servizio, anche se tale fenomeno non è sempre chiaramente riconoscibile. Scrivono gli autori : “Con l’epoca ipermoderna si costruisce una nuova era estetica, una società sovraestetizzata, un impero sul quale non tramontano mai i raggi dell’arte. Gli imperativi dello stile, della bellezza, dello spettacolo hanno acquisito una tale importanza sui mercati del consumo e trasformato a tal punto l’elaborazione degli oggetti e dei servizi, le forme di comunicazione, la distribuzione e il consumo, che è difficile non riconoscere l’avvento di un vero e proprio modo di produzione estetica divenuto ormai maturo. Denominiamo capitalismo artistico o capitalismo creativo transestetico questo stato dell’economia, del commercio liberista” (op.cit. pag. 41).

A mio parere il punto di vista dei nostri autori è difficilmente contestabile. Il capitalismo odierno si sta effettivamente avviando nella direzione che essi indicano. Si potrà parlare d’un fenomeno più o meno omogeneo, più o meno evidente, ma la tendenza  generale è appunto quella da loro mostrata. L’estetizzazione dell’economia produce una ricchezza di stili, di mode,  di spettacoli, di narrazioni, di festival di musei e mostre, di sollecitazioni ludiche, di divertimenti ecc., che fino a ieri non esisteva, caratterizzando il XXI secolo in una maniera imprevista, al di là della diffusa opinione che l’arte, la musica, lo spettacolo, il divertimento fossero del tutto estranei all’economia industriale. La definizione marxista e ogni interpretazione strettamente economica del capitalismo vengono  sconvolte da questa nuova visione che appare rivoluzionaria sotto parecchi punti di vista e che smentisce molte analisi precedenti.

Il primo aspetto che viene in evidenza è la forte presenza di “creativi” sulla scena sociale.  E’ chiaro che senza i creativi oggi non vi può essere né sviluppo né innovazione e sono pertanto superate le teorie economicistiche e operaiste apparse nel XX secolo. Un’immensa letteratura basata sull’interpretazione marxista del capitalismo viene implicitamente  cancellata dalla scena culturale. E’ cosa che possiamo constatare anche a livello di opinione comune.

Si afferma una nuova concezione del  “lavoro”,  nel senso che il termine lavoro ha ormai il significato di “attività intellettuale” volta ad uno scopo. La trasformazione del lavoro in attività intellettuale è già corrente nelle società avanzate ma apparirà con maggiore chiarezza in un futuro prossimo  perché tutte le esperienze necessarie ad una produzione moderna hanno carattere intellettuale e non manuale.

Il sistema professionale subisce un allargamento cospicuo verso le professioni artistiche, musicali, dello spettacolo, architettoniche e paesaggistiche, volte a migliorare la vita, a creare sviluppo,  piacere esistenziale e così via. Tale allargamento può essere una risorsa importante in termini di occupazione, intesa quest’ultima non nel vecchio senso ma della probabile apparizione d’un universo professionale esteso molto al di là della sua attuale accezione e idoneo ad assorbire lavoro mentale in quantità cospicua.

Conseguenze sull’ evoluzione del capitalismo. Se si osserva  l’ultimo mezzo secolo si può vedere che il capitalismo inteso come sistema economico ha subìto in tale periodo  due importanti mutazioni. La prima si verifica verso gli anni ’70 del XX secolo quando la conoscenza scientifica diventa fondamentale mezzo di produzione, dato che senza quella conoscenza non si può realizzare alcun prodotto che possa essere assorbito dal mercato. Tale fase coincide col cosiddetto assetto “post-industriale” le cui istituzione più importanti sono la grande università e il centro di ricerca, cioè i due massimi veicoli di conoscenza scientifica senza i quali non può esistere un’economia avanzata.

La seconda ha inizio verso la fine del XX  secolo (anni ’90) ed è basata sulla nozione di creatività, nella quale l’arte e le attività artistiche in genere appaiono sempre più chiaramente come espressioni fondamentali del lavoro e del sociale. Questa seconda variabile viene appunto definita nei suoi aspetti più tipici nel libro di Lipovetski e Serroy  L’esthétisation du monde. Vivre à l’àge du capitalisme artiste, la cui importanza per l’interpretazione del nostro tempo sembra evidente. Non sappiamo ancora come le due nozioni conviveranno, come si influenzeranno l’una con l’altra. E’ già molto però aver capito quali sono le fonti primarie dell’evoluzione del capitalismo, fenomeno economico-culturale che come tutti sanno continua a dominare il mondo e del quale è  impossibile ignorarne la natura.

Gian Paolo Prandstraller

Febbraio 2018.