COMMENTO AL FILM DI PAOLO SORRENTINO LORO 1 e 2 SU BERLUSCONI di Gian Paolo Prandstraller

Ho visto il film di Paolo Sorrentino su B. L’attore Toni Servillo, che ne ha interpretato il protagonista, dice che il regista (e lo sceneggiatore Umberto Contarello) hanno cercato  di sondare il “mistero” Berlusconi, dato che si tratta d’un personaggio non comune. Credo ciò sia vero, ma è il caso di approfondire l’essenza etica e strategica di B., al di là di ciò che dice lo stesso Servillo nell’intervista rilasciata a Marco Belpoliti (La Repubblica, domenica 13 maggio 2018).

Un elemento emerge immediatamente dal film. La centralità del personaggio rispetto a tutti gli altri protagonisti o comparse presenti nella sceneggiatura. B. è un unicum, insostituibile, una personalità che induce alla domanda: come ha conquistato l’enorme stacco sociale che lo caratterizza? In parole semplici, come ha realizzato il suo potere? Il ricordo dei teorici che hanno formulato dottrine storiche sul potere (in particolare Machiavelli e Hobbes) non giova molto a scoprire la via seguita da B. per raggiungere i suoi scopi. Il potere di B. deriva dallo sfruttamento intelligente dei “bisogni” di cui sono portatrici le persone che si rivolgono a lui. Molti personaggi del film sono infatti questuanti che a B. chiedono aiuto rivelandogli il proprio bisogno (di denaro, di carriera, di sesso, di notorietà). Come risponde B. alle loro istanze? Cercando di accoglierle e diventando in tal modo per quei soggetti un protettore insostituibile. Nel caso in cui l’interlocutore sia a sua volta uomo di potere, individuando i campi in cui quest’ultimo può trarre utilità da un contributo di B. alle imprese che sta compiendo (si vedano i casi di Bettino Craxi, Gheddafi, George Bush, Putin). Non è con i metodi suggeriti da Machiavelli o Hobbes che secondo B. si conquista il potere, ma sfruttando il rapporto bisogno-risposta al bisogno.

Dato questo tipo di strategia è evidente che la fonte del potere di B. sta nell’interpretazione intelligente dei bisogni di coloro che gli chiedono aiuto o si aspettano qualcosa da lui. E’ fondamentale il genio di chi capisce la situazione di sofferenza in cui si trova l’interlocutore e ne trae potere. Il film rappresenta bene questa dote di B., che fa di lui un interprete della prassi sociale contemporanea; l’abilità che conta nell’epoca post industriale, la quale, com’è noto, comincia proprio quando B. decide di mettersi in politica (ma lo ha sorretto anche al tempo in cui era un semplice imprenditore). Emerge dal film il rapporto tra B. e i Loro, rientrante appunto nello schema appena indicato.  B. è dunque l’uomo che ha interpretato forse meglio di tutti la corrispondenza tra bisogno e risposta al bisogno e che ha tratto da tale relazione un enorme potere.

Il film attribuisce inoltre a B. un’idea originale del “piacere”. Considera quest’ultimo un attributo senza il quale la vita non ha senso, una necessità connaturata al vivere. Le opinioni filosofiche sul piacere apparse dal Rinascimento in poi (Lorenzo Valla, Hobbes, Leibniz, Freud, Marcuse e altri) attribuiscono al piacere un significato problematico. Questo è superato nel B. di Sorrentino, dove il piacere è semplicemente una risorsa che sorregge la vita. Non si può vivere senza una buona dose di piacere, essere vivi significa poter disporre di doni edonistici abbondanti e raggiungibili. Tale teoria, a mio avviso, percorre tutto il film e ovviamente include la sessualità, da sempre ritenuta un attributo fondamentale della vita. La parte del film dedicata alla sessualità per me corrisponde al concetto di piacere appena indicato ed è presentata come offerta legittima o scambio consapevole tra individui. Viene meno di conseguenza ogni tipo di scandalo e di repressione per l’uso che se ne fa. Siffatta concezione è rivelata nel film  dalla cornice edonistica della villa di B. in Sardegna, dalla giocosità del grande banchetto, dalla libertà con cui avvengono le offerte sessuali, dal fatto che queste non lasciano tracce psicologiche o altro nelle persone che le praticano. Il peso che tale concezione ha avuto nel costume sociale durante la cosiddetta era berlusconiana è scontato, B. è stato infatti una fonte decisiva di trasformazione del costume che sta dilagando attorno a noi. Nell’impianto del film i due caposaldi “bisogno” e “piacere” sono evidenziati attraverso opportune suggestioni.  Perciò il film è un veicolo significativo verso il pensiero sociale del nostro tempo nel senso d’una concezione moderna  del vivere.

Gian Paolo Prandstraller

Maggio 2018.