COMMENTO AL VIAGGIO DI PAPA FRANCESCO IN IRLANDA (Agosto 2018) di Gian Paolo Prandstraller

Sul significato del viaggio in Irlanda di Papa Francesco sono possibili alcune riflessioni che investono la condizione attuale della chiesa cattolica, e la sua incidenza sul mondo attuale.  Le espongo di seguito brevemente.

1 – Né prima del viaggio, né durante il medesimo il Papa ha proposto l’apertura di un Concilio per risolvere i problemi che affliggono la chiesa. Nella storia il Concilio è stato sempre il mezzo con cui la chiesa ha cercato di superare i suoi problemi teologici o di costume, riguardanti cioè il comportamento “deviante” dei membri della gerarchia. Ebbene, in presenza del grave e diffuso comportamento anche delittuoso di prelati e sacerdoti in termini di pedofilia, violenza carnale, eccessi sessuali, abuso d’autorità, appropriazione, corruzione, protezione di colpevoli, affarismo, ecc. nessuna proposta di aprire un Concilio è stata avanzata. Si è abbandonato così un costume secolare che è sempre servito come rimedio alle lacerazioni interne, cioè di rimettere a un organismo rappresentativo e collegiale le decisioni da prendere anziché al solo magistero del Papa. Questi è rimasto isolato nella gestione delle devianze e delle opposizioni in un contesto già difficile dopo le dimissioni di Papa Ratzinger. Mai c’era stato un pontefice così solo come Papa Francesco in uno stato di cose fortemente problematico riconosciuto dal predecessore Papa dimissionario e da lui trasmesso nella speranza che fosse affrontato da una personalità capace di superarlo.

2 – Le cause profonde dei fenomeni accaduti sono state oscurate, la chiesa non ha neppure tentato di individuarle e tanto meno di rivelarle. Non è andata al di là della parziale estromissione di alcuni colpevoli,  anch’essa lungamente contrastata e  procrastinata.  Ipotesi come il matrimonio dei preti, l’abbandono del celibato e della castità obbligatoria,  forme organiche di rieducazione, l’elevazione della donna al sacerdozio o qualche altra soluzione non sono state neppure adombrate. Si è preferito il nascondimento dei fatti accaduti anche da parte di cardinali o prelati di altissimo livello. Ciò ha già determinato forme di distacco o di rigetto della chiesa stessa da parte di popolazioni tradizionalmente ad essa legate. Ne sono esempi, probabilmente non i soli, il Cile e la stessa Irlanda, dove il Papa si è recato per rimediare ai guasti prodotti dalle devianze. Altre potrebbero verificarsi entro tempi brevi. La perdita di fedeli è stata rilevante ed è probabile che essa si allarghi  fino a livelli distruttivi in vari contesti. Questa perdita si è rivelata irrecuperabile perché gli allontanamenti non hanno ritorno, sono vere e proprie forme di separazione dalla chiesa, di abbandono della comunità religiosa.

3 – La rottura interna ha generato un’ aspra discussione sugli orientamenti e il comportamento del Papa da parte di un membro autorevole della gerarchia, monsignor Carlo Maria Viganò. L’attacco del prelato ha evocato, forse senza che l’autore se ne rendesse conto, i tempi in cui dalla lacerazione nasceva la figura dell’ “antipapa”, cioè d’ un pontefice alternativo a quello ufficiale. Si sono già formate correnti di pensiero organizzate ostili al Papa che non esitano ad esprimere accuse precise e orientamenti contrari a quelli del pontefice,  in particolare al pauperismo francescano scelto da quest’ultimo come mezzo ideale di riforma della chiesa. L’avversione al pauperismo o a qualche ipotesi ideologica a questo vicina sta diventando l’idea portante della corrente conservatrice rispetto alle intenzioni del Papa. Alla base del contrasto c’è la volontà degli aderenti di mantenere alla chiesa i privilegi, l’enorme patrimonio di cui essa è dotata e le situazioni elitarie ottenute con mezzi puramente politici in pieno contrasto con le idee del Papa.

4 – E’ diffuso nella gerarchia un orientamento volto alla conservazione del patrimonio ecclesiale derivante da acquisizioni ottenute nella storia secolare della chiesa. Il patrimonio inutilizzato diventa uno dei problemi irrisolti di questa. Che cosa farne? A chi andrà nel caso di dissoluzione o di perdita di unità della chiesa?

5 –  Sembra diffondersi nella gerarchia un’attenzione accanita per i vantaggi derivanti dall’appartenenza all’istituzione, come se questa implicasse delle vere e proprie “carriere” simili a quelle esistenti nella società non ecclesiale, segnate da una forte competizione interna e da ambiti “feudali” facenti capo a questo o quel prelato. Questo atteggiamento prevale su quello universalistico proprio della chiesa storica e  provoca scandali ormai quotidiani e caduta di credibilità del magistero.

6 –  La crisi delle vocazioni è ormai fenomeno imponente. Essa svuota seminari, conventi, istituti, parrocchie che rimangono senza sacerdoti con perdita della gestibilità o trasformazione dei compiti in un senso turistico-economico, estraneo comunque alle finalità apostoliche. E’ recente l’annuncio della chiusura del convento di San Marco a Firenze, istituzione che è stata importante nella storia della chiesa perché legata al Savonarola ecc. Si notano adattamenti derivati dall’impossibilità di mantenere le funzioni originarie e di evitare la scomparsa degli enti attraverso mezzi estranei alle finalità che ne hanno determinato la costituzione. E’ possibile una estinzione degli “Ordini” per mancanza di adepti ciò provocherebbe una profonda modificazione della struttura attuale della chiesa.

7 – Nulla indica  che vi siano all’interno della chiesa movimenti o forze decise a cambiare l’attuale stato di cose, com’è avvenuto più volte in passato ad opera di personalità in posizione critica rispetto all’esistente (si pensi a innovatori come San Benedetto, San Francesco, San Domenico,  Sant’Antonio,  Ignazio di Loyola, Don Bosco ecc,). Tale assenza giustifica una previsione pessimistica sulla possibilità che la chiesa possa  tornare a un modello apostolico, attraverso forze endogene operanti cioè all’interno dell’ istituzione.

Questi spunti di riflessione m’ inducono a pensare che la crisi che colpisce la chiesa sia grave e che potrà avere nei prossimi anni conseguenze pesanti sulla stabilità, efficienza e attrattività ideale della medesima. E’ ipotizzabile un’implosione dell’istituzione, cioè la sua dissoluzione per il crescente dissesto interno. Il concetto di “implosione” acquista una verosimiglianza anteriormente non ipotizzabile.

E’ impossibile sapere per ora come simile processo si svolgerà e quali ne saranno i tempi, i modi e i protagonisti. Si può ritenere però che sia ormai difficile  bloccare  l’avanzata dei fatti involutivi.  Su quelli già accaduti si può dare un giudizio omogeneo perché nell’insieme le circostanze indicate sono coerenti,  nel senso che è già in corso il transito della chiesa verso  la conservazione della struttura gerarchica e il mantenimento dei privilegi più che all’attività apostolica. Essa è contrastata dal Papa, ma l’azione di questo non è seguita da qualche importante settore della gerarchia o da qualche movimento di base.

La chiesa si presenta oggi come una delle istituzioni che corrono il rischio di diventare apparentemente forti ma socialmente insignificanti e di essere escluse dal novero delle forze che portano idee accettate dalle masse. La recente intervista concessa dal Papa al Sole 24 Ore centrata sul valore del lavoro nelle società attuali  dimostra la sostanziale lontananza delle posizioni antiliberiste del Papa rispetto all’economia del nostro tempo, creando un’antinomia pericolosa per la chiesa stessa perché non accettabile dalle forze produttive.

L’evidente inferiorità della chiesa di fronte alla scienza che via via smentisce le narrazioni bibliche appartenute alla stessa dimostrandone la falsità a proposito di creazione, origine dell’uomo e dell’universo, realtà di Adamo ed Eva, rivelazione, resurrezione e così via accresce il disagio in cui la chiesa si trova nelle società attuali rendendo impossibile un adeguamento accettabile di storie che per secoli furono essenziali per la chiesa fino a portare alla persecuzione dei dissenzienti come Giordano Bruno e Galileo.

Il viaggio del Papa in Irlanda ha rivelato tale stato di cose, perché il pontefice ne ha ammesso l’esistenza chiedendo addirittura scusa per  siffatti accadimenti senza offrire alcun rimedio specifico agli stessi.

La sua confessione pubblica sembra aver  aperto una fase riconosciuta del processo involutivo. Che è di abbandono delle finalità trascendenti a favore di quelle che mirano a mantenere in piedi la struttura,  i vantaggi economici che questa ancora  assicura, la presenza politica della chiesa nei vari contesti, dimenticando i significati ultraterreni che anteriormente la distinguevano.

Sembra improbabile, data la situazione, che il tentativo di Papa Francesco di bloccare questa deriva riesca a raggiungere tale risultato perché, come già detto, non è sostenuta da alcuna forza interna  avente come fine  un ritorno alle mete originarie. Ed è comunque gestita in modo inadeguato da parte del pontefice stesso che non ha la forza appartenuta  a Giovanni Paolo II o ad altra analoga personalità.

Settembre 2018