ECCO EMERGERE IL CETO MEDIO PROFESSIONALE – CONSEGUENZE PREVEDIBILI

La manifestazione di Torino del 10 novembre 2018 per la realizzazione del progetto TAV ha avuto significati ulteriori rispetto a quello politico. Il primo di questi significati è di avere messo in evidenza che il ceto medio ha oggi un carattere professionale molto accentuato, segno che il valore più importante è la competenza basata su una professionalizzazione che fa riferimento al modello storico delle professioni, di essere cioè attività specifiche basate su corpi di teoria formati dalle scienze che si apprendono nelle università o in altre scuole superiori.

Chiarisco il concetto: il ceto medio è sempre più composto da professionisti formati secondo il paradigma delle professioni,  graduato però nell’apprendimento e nella difficoltà di accesso secondo una scala che ha un livello alto, un livello intermedio e uno basso. La manifestazione di Torino ha offerto un esempio di tale composizione del  ceto medio che nel suo complesso, come già detto, è di essere largamente professionalizzato.

In articolo pubblicato da la rivista Il Mulino del 19 novembre 2018 (Viva le classi sociali!), immagine laterale SAVE THE MIDDLE CLASS, Marianna Melandri e Giovanni Semi sembrano condividere queste idee, con alcune specificazioni. La più importante è la seguente: “quelle che noi ostinatamente chiamiamo ancora le classi medie sono … una moltitudine di gruppi sociali diversi che i colleghi inglesi distinguono in “classe media di successo”, che raggrupperebbe il 25% degli inglesi ed è principalmente composta da manager e professionisti; “classe media tecnica”, un piccolo gruppo (6%) di persone del mondo della ricerca, della scienza, delle occupazioni tecniche; e infine i nuovi “lavoratori benestanti” un 15% di nuove professioni molto simili ai nostri artigiani più solidi (ingegneri, agenti immobiliari, lavoratori autonomi benestanti).”

Questa classificazione può essere accettata purché si tenga presente che tutti e tre questi gruppi si ispirano in sostanza al modello classico delle professioni, nel senso che hanno come base un sapere specifico fondato su corpi scientifici di teoria, più o meno difficile, complesso, implicante un tempo lungo o breve di apprendimento, acquisibile nelle università o in altre scuole superiori. Io previdi tale trasformazione nei saggi:  Forze sociali emergenti:, quali perché, 1988 e La rinascita del ceto medio, 2011.  Nel primo di questi saggi introducevo il concetto di “forze” sociali derivato dalla fisica, applicato alle categorie professionali; nel secondo il passaggio del raggruppamento da una forma precedente avente carattere economico a una forma attuale conoscitivo-professionale.

Conseguenze di questa mutata struttura dei raggruppamenti sociali o classi, comprendente anche i “ceti”  nei quali prevale l’elemento prestigio su quello economico. L’individuazione delle conseguenze può essere tentata nei termini seguenti:

Le prossime elezioni dovranno tenere ben presente il ceto medio considerato nella forma attuale. Ciò è particolarmente importante per quanto riguarda le elezioni europee del maggio 2019. La forza politica che riuscirà a convincere il ceto medio professionalizzato avrà sicuri vantaggi nella competizione elettorale.

La competenza assumerà nel futuro un valore crescente. Chi non è competente in qualche ramo del mondo produttivo non avrà accesso alla rete occupazionale, alias coloro che non hanno competenze specifiche non otterranno un buon posto nella società veniente.

Diventano sempre più essenziali istituzioni come le università, i centri di ricerca, i corsi di professionalizzazione, gli stages con cui si può diventare esperti in un determinato settore dello scibile, tutte le forme di utilizzazione del sapere scientifico, dai più difficili e complessi a quelli più semplici. Perciò queste istituzioni dovranno essere aiutate e potenziate fino al limite del possibile, perché costituiranno il tramite più sicuro per l’affermazione individuale nella società.

Il ceto medio professionale sarà il vero protagonista della cosiddetta Gigabit Society (5 G) consistente in una iperconnessione destinata a sconvolgere le abitudini quotidiane, ma anche la produzione e i servizi, di cui quel ceto già ora è il principale animatore. Questo forma di società godrà di un tempo di latenza tra domanda e risposta infinitamente inferiore all’attuale. La nuova rivoluzione, si sostiene,  vedrà le prime applicazioni nel 2019, ma sarà il 2020 l’anno di svolta per la diffusione della rete 5G.  Si prevede che le realizzazioni del 5G saranno per esempio automobili in grado di dialogare con altre automobili o con la strada, operazioni chirurgiche eseguite a distanza e così via, creando di fatto una vita sociale iperveloce, molto diversa e migliore rispetto a quella attuale. Il ceto medio professionale sarà prevedibilmente un protagonista della trasformazione.

Novembre 2018