COMMENTO AL SAGGIO DI JONATHAN HASKEL E STIAN WESTLAKE “CAPITALISMO SENZA CAPITALE. L’ASCESA DELL’ECONOMIA INTANGIBILE”, Franco Angeli 2018

E’ un saggio molto importante perché descrive un mutamento fondamentale del capitalismo occidentale che sta avvenendo nel XXI secolo. Si può capirne la natura utilizzando il seguente concetto: i paesi più avanzati hanno cominciato a investire di più in settori intangibili, come design, ricerca e sviluppo, arti visive, iniziative culturali, musica, spettacolo, ecc. che in macchinari, edifici e simili; stanno passando dal puro e semplice investimento di denaro in oggetti materiali, a quello centrato su fattori immateriali. Non è difficile collegare questa variazione all’idea base della società postindustriale, che già alcuni decenni or sono faceva derivare la produzione avanzata dalla conoscenza scientifica anziché dal solo impiego di denaro. Ma quel concetto viene ora portato all’estremo, lo si intende come  dipendenza del valore aggiunto da fattori culturali più che economici in senso stretto.

Il saggio di Haskel e Westlake (il primo professore di economia presso lo Imperial College di Londra, il secondo service follow di NESTA, la fondazione inglese che si occupa di innovazione) indaga il cambiamento avvenuto soprattutto a livello del tipo di investimenti che “è stato possibile osservare negli ultimi quarant’anni”. Bisognava capire, dicono gli autori,  come e quanto le imprese investissero per costruire la capacità proattiva futura. Oggigiorno, dicono ancora, la maggior parte degli investimenti è intangibile, ossia in ricerca e sviluppo, progettazione, formazione, produzione aziendale originale, eventi culturali, nuovi processi aziendali. Nel saggio tale processo viene narrato attraverso esempi paradigmatici tratti da aziende, ma anche a livello delle sue conseguenze. Queste ultime sono molteplici. Per esempio la transizione verso strutture informatiche migliori,  informazioni più ricche di quelle indicate nei bilanci aziendali,  cambiamenti nel programma nelle politiche pubbliche,  sviluppo delle telecomunicazioni, entità della spesa per la ricerca scientifica, ecc.

Tutto ciò è molto importante, ma a me sembra che gli snodi principali del cambiamento stiano nella ricerca scientifica, nelle aziende creative, nelle conseguenze che il nuovo corso sta avendo sulla competizione tra USA e Cina, le maggiori potenze economiche presenti sulla scena in questo secolo.

Nel nuovo capitalismo la ricerca scientifica diventa essenziale, chi non la pratica rimane escluso dalla competizione economica che è incessante e spietata. Le istituzioni dove essa viene effettuata sono indispensabili per l’economia di ogni potenza che voglia aspirare al primato. E’ direttamente collegabile a questo fattore un forte sviluppo delle professioni e in particolare delle attività volte ad applicare i risultati della ricerca ai problemi dell’esistenza e dell’economia. L’ascesa sociale del mondo professionale e la nascita di nuove forme professionali sono legate alla ricerca intesa come fattore di innovazione competitiva.

Quanto alle aziende creative, esse sono identificabili in gran parte nelle start up , ma anche con quelle imprese che partendo da un’idea iniziale che altri non hanno diventano in breve tempo le prime in un settore economico, il che è ormai assodato avvenire anche in Italia benché spesso ostacolato dalla burocrazia e della politica. Ed è su questo elemento che si fonda sostanzialmente lo sforzo di superare le crisi dei sistemi e di ovviare alle deficienze presenti in questi ultimi.  In altre parole essere i primi nelle classifiche dei migliori diventa importantissimo.

L’ultimo aspetto  si sta già rivelando come il tratto storico distintivo del XXI secolo. La gara tra USA  e Cina nella presente fase è infatti in pieno svolgimento. E’ un conflitto senza esclusione di colpi, dal cui esito dipenderà la piega economica che assumeranno i decenni prossimi. Esso si attua non solo nell’affannosa ricerca di metodologie, processi e prodotti nuovi,  ma anche nel continuo tentativo di “copiare” le acquisizioni altrui attraverso lo spionaggio industriale. E con investimenti in ambiti conoscitivi originali, dalle cellule staminali alle esplorazioni spaziali, dalla lotta contro le malattie alla cura dell’ambiente, dalla produzione di alimenti di nuovo genere al risparmio delle acque per assicurare la vita sul pianeta Terra. L’insegnamento che quest’ultimo fattore rilascia forse più degli altri è che non è più possibile dormire sugli allori, vivere di rendita e rimanere inerti. Tutti sono costretti ad uno sforzo competitivo inesorabile, e ciò rende la vita più faticosa anche se l’esperienza collettiva ne uscirà migliorata. Cina e USA si confronteranno accanitamente? Sono gli esempi di un costume generale che tutti, consapevolmente o meno, stanno imitando. Con la speranza che questa forma di conflitto rimanga circoscritta al campo economico e non si estenda alla guerra che sarebbe una tremenda catastrofe per tutti.

Gennaio 2019