COMMENTO AL LIBRO AMORE MIO COME SEI CAMBIATO. INNAMORAMENTO E AMORE 40 ANNI DOPO. DI ALBERONI E CATTANEO, PIEMME EDITORE, MONDADORI LIBRI S.P.A. 2019

Perché è stato scritto questo libro? Per ribadire quanto Alberoni avrebbe “scoperto” nell’opera Innamoramento e amore e cioè che l’amore non nasce dall’individuo ma dal simultaneo risveglio del sentimento amoroso nella coppia, considerata come una formazione collettiva che sorge dallo stato nascente, lo stesso processo che sta alla base dei movimenti apparsi nel XX secolo.

Data questa affermazione di principio è necessario per prima cosa stabilire se essa sia fondata o se si tratti d’ una trovata intellettualistica desunta da un campo d’indagine in realtà estraneo al formarsi della coppia, ossia i movimenti collettivi della seconda metà del XX secolo che Alberoni stava studiando quando scrisse appunto Innamoramento e amore.

La mia opinione è questa: la teoria secondo cui la coppia è una formazione collettiva investita da un processo di esaltazione chiamato innamoramento è priva di fondamento. Per le seguenti ragioni:

L’innamoramento è fenomeno individuale e non collettivo. Nessuno, ad eccezione di Alberoni, ha mai sostenuto che si tratti d’un evento collettivo.

Il verificarsi di esso non dipende dal fantomatico accadere d’una situazione definita stato nascente, ma da un’affinità che conduce due individui a formare, appunto, una  dualità i cui membri sono legati l’un l’altro in modo particolare.

Il disgregarsi della coppia non dipende dai fenomeni culturali accaduti nel XX secolo indicati nel libro, ma da fattori già presenti nel XIX secolo solo accentuati o esasperati da eventi  del secondo  XX secolo.

La crisi attuale dell’innamoramento e dell’amore di cui Alberoni prende atto è dovuta all’insostenibilità di quella forma storica di amore che è l’amore romantico  già denunciata nel XIX secolo e che si prolunga attraverso alcuni momenti strutturali del XX come l’età industriale e quella postindustriale. L’età industriale incide sulla stabilità della coppia perché crea spazi di lavoro e d’incontro anche per la donna, estende i luoghi del contatto e diminuisce le possibilità di controllo sui comportamenti intimi. Quella postindustriale accentua la disgregazione dell’amore romantico perché introduce il fattore conoscenza nei processi produttivi distruggendo quelli irrazionali, crea aspettative di autorealizzazione differenti a livello della coppia, elimina la presunta superiorità intellettuale dell’uomo sulla donna, sollecita razionalizzazioni anteriormente improbabili.

La letteratura presenta nei rispettivi periodi indicazioni eloquenti d’un progressivo distacco rispetto all’amore romantico, considerato dagli interpreti letterari e non sempre meno possibile. Quest’ultimo ha avuto i suoi corifei in autori come Goethe, Novalis, Foscolo e Leopardi, personaggi di alto livello letterario le cui opere dicono l’assolutezza di questa forma d’amore che giunge fino al suicidio, cioè alla soppressione fisica dei partners. Già nella seconda parte del XIX secolo si hanno contributi critici sulla possibilità di questo amore in autori come Flaubert e altri che sottolineano la grave difficoltà di tenere in vita e condividere quest’ipotesi estrema di amore. Nel XX secolo la letteratura esistenzialista introduce la teoria dell’incomunicabilità, estesa al cinematografo per esempio da Antonioni, che esclude la possibilità d’una fusione ideale tra gli individui. Successivamente appare il relativismo che nega l’esistenza di qualsiasi assoluto nella realtà universale, la quale è considerata dalla fisica tutta condizionata e  mai autoreferenziale. Erich Fromm definisce l’amore come risposta ad un bisogno e come arte, energia creativa di cui l’uomo è protagonista attivo, ma lo relativizza perché descrive anche varie forme di pseudoamore. Siamo ormai lontani dall’amore romantico, nessuno lo attribuisce a un fattore metafisico come lo stato nascente. Quest’ultimo proviene da un’ intuizione di Alberoni collegabile forse ad una crisi mistica di questo autore.

E’ impossibile capire, seguendo criteri razionali, una frase come la seguente, dovuta ad Alberoni: “lo stato nascente dell’innamoramento è una frattura temporale, interrompe il tempo. L’innamoramento è un istante dilatato senza confini. Se lo vivi non puoi pensare che non ci sia, perciò è eterno e non ha senso domandarsi quanto durerà. L’esclusività, la sacralità e il “per sempre” sono connessi perché sono figure dell’eterno fuori dal tempo ordinario … La nostra impressione è che la poesia più alta, più toccante dell’intera umanità spesso sia stata scritta o concepita nello stato di innamoramento o nella rievocazione di esso o in momenti analoghi di stato nascente: è sempre stata un modo con cui l’innamorato ha espresso le sue esperienze straordinarie. Lo stesso vale nella musica, nella pittura, nella letteratura e nel cinema. E anche molta esperienza emozionale, sublime, religiosa è dello stesso tipo. Tutta la mistica del cuore è espressione di uno stato di innamoramento per Dio.” (pag.72)

A me non sembra che la caduta dell’amore romantico che constatiamo ormai attorno a noi possa essere spiegata  con concetti  mistici come quelli sopra richiamati. Altre sono le ragioni  per cui l’amore romantico ha di fatto cessato di esistere o persiste solo  in  pochissime coppie. Le ragioni della dissoluzione dell’amore romantico, ormai evidente, sono comprensibili senza far ricorso ai paradigmi “scoperti” da Alberoni e ribaditi in quest’ultimo libro. Scrive l’autore: “Definendo l’innamoramento lo stato nascente di un movimento collettivo a due lo abbiamo inserito nel campo di quelle potenze plastiche creative generatrici di valori e di un progetto, lo abbiamo inserito cioè nella sequenza stato nascente – movimento-istituzione” (pag. 300) E’ impossibile capire come ciò possa accadere se non nella fervida immaginazione di Alberoni.

 

Marzo 2019