COMMENTO AL LIBRO DI ANGELO PANEBIANCO E SERGIO BELARDINELLI, ALL’ALBA DI UN NUOVO MONDO. Solo il mondo occidentale e soprattutto l’Europa potranno preservare la società aperta e rilanciare un ordine internazionale legittimo, Il Mulino, 2019- UN PRESIDENTE PER L’EUROPA?

Il libro è composto di due saggi il primo di Angelo Panebianco L’Europa sospesa tra Occidente e Oriente, il secondo di Sergio Belardinelli La Chiesa cattolica e l’Europa.

        Concentrerò la mia attenzione sul saggio di Panebianco, a mio avviso molto interessante perché presenta con rigorosa capacità analitica le alternative sulla possibilità di ripresa delle democrazie liberali;  mentre il secondo attesta perentoriamente che la Chiesa cattolica ha perduto quasi ogni ascolto, ha abbandonato la fede ed è quindi ridotta ad un’”armatura piena di vento” (pag120).

        La sintesi di Panebianco investe tutto il periodo storico successivo alla seconda guerra mondiale e l’egemonia degli USA che fa seguito a quest’ultima. Constatando l’attuale perdita di potere ed influenza della grande potenza americana e dell’Europa, causata da una crisi profonda della democrazia liberale e dall’apparizione di potenze che sembrano in grado di portare tale crisi alle estreme conseguenze, leggi la Cina e la Russia.

        Secondo Panebianco, dopo il secondo conflitto mondiale l’Europa fu protetta dagli USA e si era inoltre integrata nella Comunità Europea. Finita la Guerra Fredda “secondo molti osservatori l’America sta perdendo il primato … che ha detenuto dalla fine della seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti sarebbero entrati, secondo una interpretazione assai diffusa, in una fase di accentuato declino. Al declino concorrono cause endogene e cause esogene” (pag. 35) alle quali Panebianco dedica un’analisi accurata. “L’idea di molti osservatori è che siamo entrati in una fase nella quale assistiamo al passaggio dalla breve stagione dell’  unipolarismo americano a un nuovo multipolarismo nel quale Stati Uniti e Cina, pur essendo le due potenze più forti, dovranno comunque fare i conti con altre potenze quali Russia, India, forse anche Brasile, Indonesia, Sudafrica” (pag. 37).

        Ma, al di là di queste alternative Panebianco conclude dicendo che il mondo occidentale e in esso l’Europa ha un ruolo tutt’altro che marginale da svolgere. Ha il doppio, impegnativo compito di preservare al proprio interno la società aperta e le condizioni per la ricostituzione di un ordine internazionale legittimo. “Il futuro è aperto ad ogni possibilità … il vento, come tante volte è accaduto nella storia, può cambiare anche rapidamente” (pag. 72).

        Panebianco, tuttavia,  non si pronuncia sul come può realizzarsi questa alternativa. Per quanto riguarda l’Europa alcuni, tra i quali si pone chi scrive, pensano che l’Europa dovrebbe eleggere un Presidente al quale spetti la direzione delle forze armate, il potere esecutivo e la rappresentanza del vecchio continente. Per esempio Bernard-Henry Levy in un’intervista a cura di Marco Cicala (apparsa su Il Venerdì di La Repubblica del 19 aprile 2019) dice che “l’Europa dovrebbe cominciare la sua ripresa dall’elezione diretta a suffragio universale di un Presidente degli Stati Uniti d’Europa.” A chi scrive questa ipotesi sembra sensata ed anche attuabile senza grandi difficoltà. Probabilmente le elezioni europee del maggio 2019 diranno se essa può essere realizzata dal Parlamento di Strasburgo in tempi ragionevoli. Sarebbe una svolta decisiva per ridare all’Europa il ruolo che senza dubbio merita nell’assetto mondiale odierno. Proprio per questo le elezioni europee del maggio 2019 sono così importanti. Un Presidente, a me sembra, è l’istituzione di cui l’Europa ha bisogno per pesare ancora nel mondo dei nostri giorni.

Aprile 2019