Commento al saggio di Yves Mény POPOLO MA NON TROPPO. Il malinteso democratico. Il Mulino 2019

Il saggio parte da una constatazione generale: “I partiti e gli altri corpi intermedi sono ovunque in crisi o in stato di coma. La loro sopravvivenza è sempre più legata ad artifici giuridici o finanziari che garantiscono loro ancora un po’ di respiro, nonostante la loro morte clinica.” (pag.9) “Questo piccolo mondo antico sopravvive ma attraversa un inesorabile declino e presto sarà solo l’ombra di se stesso.” (pag. 9). Si fronteggiano, dice l’autore, due entità, democrazia e popolo. “Gli avversari degli attuali sistemi politici pretendono di parlare in nome di quello stesso popolo che partiti ed élite pubbliche o private avrebbero lasciato indietro e sostengono di difendere la vera democrazia, snaturata da coloro i quali ne controllano i meccanismi.” (pag.11)

Nonostante questa perentoria conclusione, l’autore si concede una via di uscita, come dubbio sul futuro della democrazia, un sistema che (pag.15) “potrebbe anche salvarsi”. A proposito del rapporto tra populismo ed Europa, dice (pag. 206): “Nel corso di questi ultimi venticinque anni, l’Europa ha conosciuto ed ha dovuto misurarsi con la nuova categoria politica del <<populismo>> proprio in una generale fase di deideologizzazione e indebolimento dei pilastri della democrazia rappresentativa, cioè i partiti. Un secolo dopo gli Stati Uniti fa esperienza di una politica sconvolta dall’assenza e dall’evanescenza delle mediazioni sociali e politiche.” La conclusione però è possibilista: (pag.209) “Come si è già sottolineato le democrazie sono  trasformiste e capaci di digerire elementi inizialmente visti come incompatibili. Non si può escludere che esse non trovino ancora una volta nuova linfa dalle difficoltà che attraversano”.

Alle alternative prospettate dall’autore si può opporre la seguente osservazione:  esse sono troppo frettolose anzi imprudenti. Non è ancora dimostrato che la democrazia rappresentativa abbia finito di esistere, che i partiti siano agonizzanti, che il populismo la vinca sicuramente sulla democrazia. La partita è ancora aperta e la sua conclusione si vedrà nelle elezioni europee di questo maggio 2019. l’Europa, infatti, sta diventando il banco di prova della tenuta della democrazia a fronte del populismo e saranno ancora i partiti a dire l’ultima parola su questo tema. Se vinceranno quelli europeisti avrà prevalso ancora una volta la democrazia, se avranno la meglio quelli antieuropei vincerà il populismo.

Il saggio di Mény si può definire “perplesso”. Forse l’autore avrebbe potuto aspettare un poco prima di pubblicarlo. Tanto più perché egli stesso riconosce che ormai è l’Europa il banco di prova. La tematica toccata dal saggio è reale e bene interpretata, ma la soluzione del dilemma non è scontata. Mény non azzarda una soluzione definitiva e questa potrebbe essere un’Europa unita e democratica. Si vedrà tra pochi giorni quale sarà la soluzione del dilemma. O almeno dalle elezioni europee emergeranno indicazioni autorevoli sull’alternativa democrazia/populismo. Molti si aspettano che vinca la democrazia e con essa un’Europa unita. E che il populismo, di destra o di sinistra che sia, inizi la propria decadenza. L’Europa sarà riformata? E’ possibile anche questo. Dipenderà proprio dagli elettori che in definitiva sono ancora importanti in un sistema rappresentativo com’è ancora quello attuale.

Maggio 2019.