Opere filosofiche

gpmerano2009Meritano qualche cenno due aspetti ulteriori della personalità di Prandstraller: quello filosofico- etico e quello letterario.

Sono dedicate a questi campi le notazioni che seguono:

1). SETTORE FILOSOFICO ed ETICO

Apre la serie il saggio pubblicato nel 1978, “Felicità e società” per le Edizioni di Comunità di Milano. In copertina si legge: “È tempo di rimuovere il pesante residuo di repressione che riguarda la felicità. Se i singoli si domandano <<sei felice?>>, perché non dovrebbero domandarselo le società? Quale strana ragione può impedire una domanda così naturale? E perché negare alle collettività il diritto di rimuovere gli ostacoli che si oppongono allo stato felice?”. All’epoca i saggio aprì un largo dibattito sulla felicità, nozione allora contestata da tutto il pensiero ideologico, che riteneva la felicità appartenesse solo alla sfera individuale.

La tematica dell’incertezza viene evocata da Prandstraller con l’opera “Incertezza e piacere. Etica, sociologia e potere” pubblicata nel 1980 per la Casa Editrice L. Cappelli S.p.A. di Bologna. L’A., partendo dal concetto che l’incertezza è un fattore sociologico primario nel mondo moderno, si domanda verso quale approdo etico essa orienti gli uomini. Il piacere assume in tale quadro un’importanza particolare, come fondamento della vita esistenziale, che trova in esso un valido rimedio alle tensioni prodotte dall’incertezza.

Una compiuta espressione di filosofia relativistica viene offerta da Prandstraller nel fondamentale saggio: “L’uomo senza certezze e le sue qualità” pubblicato da Laterza, Roma-Bari, nel 1991. (Immettere copertina del libro) Il contenuto concettuale del saggio può essere sintetizzato nelle seguenti proposizioni: 1) La perdita di certezze dell’uomo contemporaneo va collegata all’impossibilità (cognitiva) di cogliere la Realtà in sé, cioè l’essenza profonda del Reale. Tre sono le aree attraverso cui il tentativo di cogliere la Realtà in sé è stato effettuato: a) quella religiosa, attuata mediante la “rivelazione” d’un profeta o fondatore, che enuncia una data “verità”; b) quella filosofica, attuata mediante l’intuizione di singoli filosofi che – attraverso tale mezzo del tutto soggettivo – spiegano il mondo; c) quella scientifica, basata sulla scoperta di “leggi naturali” analoghe alla leggi di gravitazione universale introdotta da Newton. Le leggi naturali sono schemi entro cui tutti i fenomeni (del presente, del passato, del futuro) devono ricadere. Fino alla seconda metà del XX secolo si riteneva che le leggi naturali fossero assolute ed eterne. Dopo la rivoluzione epistemologica della seconda metà del XX secolo, le leggi naturali sono considerate probabilistiche. Perciò neppure la scienza offre all’uomo un criterio assoluto di “certezza” al quale affidarsi. Data l’impossibilità di trarre certezze dalla religione, dalla filosofia e dalla stessa scienza, l’uomo è per definizione un essere “senza certezze”. Ciò porta all’avvento d’una concezione “relativistica” e “probabilistica” della realtà, che è confortata, oltre che dalla teoria del caos e dalla meccanica quantistica, dalla cosmologia moderna; la quale vede nell’Universo un’entità evolutiva destinata alla distruzione finale in base al secondo principio della termodinamica. Si attesta l’uomo senza certezze come entità sociale del tutto normale. Questo personaggio (di cui l’A. tenta un “ritratto”), rifiutato qualunque assoluto, costruisce la propria esistenza dando a sé stesso i propri fini (fini parziali e non ultimi) senza ricorrere a principi trascendenti, senza postulare un ente supremo che spieghi la Realtà. Prandstraller ritiene che questo tipo d’uomo sia migliore, meno credulo e meno arrogante dell’uomo fondato su certezze. L’A. postula che l’uomo senza certezze debba fare ricorso ad una buona dose di “ironia” per affrontare gl’infiniti problemi in mezzo ai quali è costretto a vivere, questa è una delle sue qualità fondamentali.

In un saggio pubblicato per Laterza nel 1996 – “Relativismo e fondamentalismo” – (inserire copertina del libro) Prandstraller, ricordando la fine delle ideologie, discute “la delusione dell’uomo ideologico e i fattori base del nuovo relativismo”; ed esamina le idee cardinali di fine secolo, ossia “possibilità, irreversibilità, imprevedibilità, vitalità, creatività, non importanza”. Queste idee cardinali vengono contrapposte alla dottrina fondamentalista, che prevede un ritorno alla religione originaria e all’intransigenza religiosa, concepita come àncora di salvezza per l’uomo contemporaneo. Il libro, molto caro all’A. indica la pericolosità del fondamentalismo (e i problemi che avrebbe suscitato) vari anni prima che questo facesse la sua apparizione “politica” nel mondo occidentale.

Un’altra opera riguardante il piano filosofico è “Cosa ci ha veramente detto il XX secolo?” Knowledge Workers, imprese e relativismo pragmatico nel nuovo secolo, Franco Angeli, 2000. L’A. individua le ragioni per cui nell’ultima parte del XX secolo si è diffuso nel mondo occidentale un “relativismo pragmatico” che sembra essere una delle applicazioni pratiche del pensiero relativista. Essendo caduta la convinzione che qualche entità trascendente possa aiutare l’uomo, lo sforzo umano di stare al mondo si definisce come un gigantesco <<fai da te>>. La conoscenza diventa il mezzo principale con cui l’umanità riesce a tutelarsi. Saggezza vuole che si incrementi al massimo la conoscenza scientifica, tenendo ben presenti i risultati che questa può assicurare in termini di miglioramento della qualità esistenziale e di prolungamento della vita.

In un saggio recente “L’edonismo organico e il crollo dello spirito ascetico” (nella rivista Etruria Oggi, 2009, n. 74) – leggi qui il saggio. L’A. constata l’avvento d’un “edonismo organico”, cioè d’una inclinazione capillare al piacere che irrora attualmente ogni angolo dell’esperienza umana, attenuandone gli aspetti dolorosi e arricchendone quelli godibili. Tale forma di edonismo, supportato dalla scienza e dalle tecnologie, tende ad abbattere l’ascetismo, cioè la dottrina che predica la rinuncia e l’autoinflizione in vista d’uno scopo trascendente. L’A. sostiene l’inammissibilità delle organizzazioni “totali” (come il “convento”) nelle quali viene soppressa la libertà individuale e il diritto dell’individuo ad avere una vita propria, autodeterminata.

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